If you ever go to Vienna, go and visit the Kabinett Passage (which is in the MQ), a project gallery focused on comics and related stuff. The ceiling of the Passage has been painted by French underground genius Blanquet. That alone would be worth a trip to Vienna! Here’s some pictures (courtesy of Sbrizz) for your hungry eyes:
papernoise blackbook
Comics and illustrations for the mutated mind




Bah..ti diro’ che sei molto meglio tu.
Non me ne vogliate , ma penso che abbia poco a che fare con il fumetto questo autore.
Probabilmente per un disegnatore e’ diverso, ma a me piace veramente poco.
Ovviamente ognuno è libero di amare/odiare/ignorare gli autori come gli piace! Però non capisco perché dici che abbia poco a che fare con il fumetto. Secondo te esiste uno “stile del fumetto”? O quali sono i parametri che secondo te rendono un autore più o meno fumettistico? Te lo chiedo per sincera curiosità, non per fare polemica sul tuo commento, tra l’altro come sempre ben accetto!
Nessuna polemica ;9.
E’ un discorso controverso. Intendo per Fumetto l arte di raccontare storie con le immagini. Credo che l autore in questione “usi” il mezzo come flusso di coscienza o almeno per raccontare idee o ispirazioni. Il che e’ simile ma molto diverso da quello che intendo. In fondo ho sempre considerato artista e non fumettista Andrea Pazienza..semplicemente il discorso e’ valido anche per tutti i suoi figli.
Per inciso, non considero inferiore nessuna forma di arte rispetto un altra. Per me il fumetto e’ storia , dialoghi e disegni. Quelle di Blanquet sono piu esperienze visive , come puo’ darne la pittura. Della qualita’ delle sue opere non ne parlo perche’ avrebbe poco senso.
Ovviamente e’ solo una mia idea.
Per fortuna che ci sei tu a commentare su questo blog, se no sarebbe abbastanza triste qui (e lo dico in tutta sincerità, nonchè come monito per tutti gli altri che ci leggono).
Dal discorso arte-fumetto che hai accennato ora potrebbe iniziare una lunga discussione… forse troppo lunga, però non resisto alla tentazione, è un discorso che mi è molto caro.
Molti artisti contemporanei si definiscono tali anche se spesso non fanno arte, ma altro. Fanno ricerche antropologiche, architettura, psicoanalisi… oppure a volte fanno fumetto.
Possono chiamarsi artisti perché la parola arte ha perso ogni relazione con la realtà. Mi spiego meglio: un fabbro si chiama tale perché segue un’attività molto chiara e delineata da l’uso di certi materiali e techniche, un artista si chiama tale perché dice di fare arte. Ma cos’è l’arte non lo sappiamo più. È arte ciò che chiamiamo arte. L’astrazione del termine è totale.
Ora ovviamente possiamo chiamare Pazienza artista. Non so se lui abbia mai usato questo termine per riferirsi a se… sinceramente non ci credo molto però. Il fatto è che Alla fine dei conti Pazienza usava il linguaggio del fumetto, ne ha distorto molte leggi e regole forse, ma sempre fumetto era quello che faceva. Le sue erano storie, e si narravano attraverso l’accostamento di immagini sequenziali. Poi il fatto che l’immagine avesse un impatto tutto suo è un altro discorso.
Secondo me è molto importante accettare che esistono diversi tipi di fumetto, e che molti si muovono molto vicini al confine con altri linguaggio (poi che questi possano piacere o meno è un altro questione)
Per Blanquet stesso discorso.
Un discorso un po’ inutile… perché cambiare il cassetto ad un libro certo non ne modifica il contenuto… me ne rendo conto, però ai teorici come me questi discorsi piacciono.
Tanta carne al fuoco e tanti discorsi.
Partiamo da Pazienza. Ho solo detto che non era un fumettista, e ne sono straconvinto. E’ stato solo un ragazzo confuso, pieno di talento, in anni confusi. Non faceva altro che prendere in prestito mezzi e cose per esprimere questa sua indolenza. Non un fumettista ma un talento che prende in prestito il fumetto. Immagino sia un po’ una sottigliezza , ma cruciale. Moebius ne e’ un altro esempio. Grandissimo illustratore,amante del fumetto e del cinema di animazione..ma non fumettista. Sono sicuro che si sentono/sentivano a poco agio limitati da tutti quei ballon e quelle line verticali e orizzontali, mentre due grandissimi (i miei preferiti) Hugo Pratt e Alan Moore, loro si, anche se persone profondamente acculturate e facili ad ogni tipo di lettura quando si esprimono/esprimevano sul fumetto , ha quasi del miracoloso per quanta bellezza e quanta mestria ci hanno regalato ( dopo Fromm hell ho avuto un vuoto che non mi ha permesso di leggere fumetti per molto tempo ed ancora adesso faccio fatica ad apprezzare pienamente qualcosa).Non che Pazienza e Moebius fossero da meno ma e’ chiaramente riferito al fare Fumetti.
Un illustarzione di moebius puo’ dire mille miliardi di cose fantastiche in un secondo, ma , appunto, si parla di altre cose.
Ti diro’ che come intendo io l Arte, anche un fabbro puo’ essere artista, e un vero artista non direbbe mai di se stesso “sono un Artista”. Si confonde troppo spesso l Arte con il tendersi vero l arte. Solo dopo aver studiato/approfondito/praticato per anni si puo’ dare una valenza veramente artistica..per tutti ..a meno di non chiamarsi Michelangielo buonarroti, c e’ solo tanta speranza e tanta strada. Un fabbro che lavora il ferro in una data maniera ( che in pochi senza quella esperienza o studio saprebbero fare) con senso estetico , perche’ non chiamarlo artista?
c e’ un filo che lega tutte le cose belle del mondo secondo me, qualcuno riesce toccare quel filo ogni tanto.
che dire… il tuo discorso ha una sua coerenza ed è un discorso logico e ragionato. Ci sono diverse cose che condivido con te. Tipo che un fabbro può essere definito artista. Anche se rimando sulla mia posizione che la parola arte e artista ormai sono parole vuote, dal significato troppo ampio per poter ancora esprimere qualcosa. Per cui tanto vale non usarle. E poi sul prendere prestito. Credo che tutti prendano solo in prestito. Per nulla è immutabile, nulla è nostro. Abbiamo solo la nostra mente, la nostra personalità i nostri sogni, desideri, le paure e le ossessioni, amore e odio… i mezzi che prendiamo per esprimere tutto questo, li prendiamo in prestito, e poi li rendiamo nostri con il tempo.
A certi serve però poco tempo per farlo. Secondo me Pazienza ci ha messo ben poco… anche se forse è morto prima che potesse realmente completare il processo.
Devo contraddirti anche su Moebius. Moebius era ed è tutt’ora un fumettista. Per come la vedo io lui è uno che le linee e i balloon non li ha mai sentiti come un limite…
Secondo te uno che disegna in modo così ossessivo fumetti su fumetti, è uno che il fumetto lo vede come un limite? Se no avrebbe fato solo l’illustratore, o il pittore, o avrebbe fatto cinema. Windsor McCay, dopo aver sperimentato tutto quello che voleva, si era stufato del fumetto ed era passato all’animazione infatti. Però rimane un fumettista, forse il più geniale di tutti.
Che poi mi sembra un discorso un po’ strano. Voglio dire, ogni disciplina ha i suoi limiti tecnici ed espressivi, ma ogni limite serve solo per trovare nuovi modi per superarli, e Moebius questo l’ha sempre fatto, come lo hanno fatto a modo loro Moore, Pratt McCay, Ware, Gaiman e tanti altri capisaldi del genere…
Secondo me c’è spesso anche un certo timore di chiamare degli autori e artisti (se proprio vogliamo usare il termine) fumettisti. Perché è un termine troppo carico di connotazioni dispregiative, sembra di sminuirli, di abbassarli ad un rango inferiore. Purtroppo la lingua italiana (e non credo che altre lingue siano più vantaggiose al riguardo) non ci da un termine migliore.