Jazz tutorials pt.2: le chine

febbraio 19th, 2010 § 5

Nell’ultimo post avevo parlato delle matite, adesso passo alla seconda fase del lavoro (per quanto riguarda Gietz!) ovvero: le chine.

Per chinare uso quasi sempre un pennello Pentel Pocket Brush, che è una specie di stilografica giapponese (funziona a cartucce!), che al posto del pennino ha un pennello in fibra di nylon. L’inchiostro di questo pennello ha un piccolo svantaggio: non è basato su pigmenti, per cui con il tempo può subire alterazioni e non resiste all’acqua. Però questi difetti vengono largamente compensati da una facilità d’utilizzo senza paragoni, unisce la facilità d’uso di un pennarello alle possibilità espressive del pennello.

pentel_pocket_brush
pentel_tip

Prima usavo la china e il classico pennello Windsor&Newton serie 7, però non avevo che problemi. È un metodo scomodo e lento, devi sempre ricaricare il pennello nella boccetta, facendo attenzione di non intingere troppo profondamente la punta e poi i pennelli si rovinano molto in fretta, anche se li tratti bene. Preferisco concentrarmi sugli aspetti “creativi” del disegno e perdere meno tempo in questioni tecniche.

Il mio procedimento per quanto riguarda le chine è abbastanza semplice, a seconda della situazione di luce l’inchiostrazione può andare da una soluzione quasi a linea chiara, ad un chiaroscuro con molte campiture di nero. Tengo sempre conto del fatto che poi aggiungerò un mezzotono, per cui non definisco tutto con la china. A volte faccio uno studio delle luci per capire come chinare la tavola (vedi: dallo storyboard alla pagina). Uso il tratto in vari modi, sia sotto forma ti piccoli tratteggi per dare texture e dettaglio, sia sotto forma di pennellate più grosse che simulano lo sfumare delle ombre. Le pennellate grosse sono anche molto utili per disegnare capelli, le chiome degli alberi e altre piante.

gietz105
gietz059

A seconda del tipo di carta il Pentel può comportarsi in maniera molto diversa e a volte essere anche abbastanza problematico. Lavorando su carte poco assorbenti il pennello tende a caricarsi molto e, di conseguenza, il tratto diventa meno preciso, fino a spandere. Per evitare questo problema è meglio prendere una carta più porosa. In alternativa, quando necessario, si può anche scaricare il pennello su un fazzoletto di carta o un tovagliolo. In generale il pennello si carica molto quando si disegna particolari e tratteggi, il che è problematico perché è proprio in quel caso serve la massima precisione.

chinaggio2chinaggio3Eccoci arrivati alla fine di questo secondo appuntamento. Se tutto va bene settimana prossima farò la terza e ultima parte: mezzotono e finalizzazione!

Tagged: , , , , , ,

5 Responses to “Jazz tutorials pt.2: le chine”

  • scoioattolazzo scrive:

    Interessantissimo. Grazie!!!

  • undulant scrive:

    OT: ho tra le mani il piccolo pereubiano poster che hai disegnato per il circolo degli artisti. complimenti!

    • Hannes scrive:

      ma è già uscito? e non me l’hanno detto…

Leave a Reply

What's this?

You are currently reading Jazz tutorials pt.2: le chine at papernoise blackbook.

meta