Mi prendo una pausa

febbraio 6th, 2010

Come avrete notato questo blog non è più stato aggiornato questa settimana. Anche se Gietz! adesso è finito, ho comunque ancora una sacco di cose da fare, che ho continuato a posporre a causa del fumetto sopraccitato.

Ho bisogno di prendermi un paio di settimane di pausa, poi ricomincierò a postare come prima. Per favore non scordatevi di me nel frattempo…

Lazy Saturday Sketches #23

gennaio 31st, 2010

noaferthe-blackhole

Quest’ultima non è proprio uno schizzo. È la versione “raw” dell’illustrazione per la storia da cento parole di settimana scorsa.

Jazz Friday: Gietz tutorials pt.1: matite

gennaio 29th, 2010

Come promesso, comincio oggi una piccola serie di tutorials che prendono spunto dal mio lavoro su Gietz! per spiegare un paio delle tecniche che uso per semplificarmi il lavoro. In questa prima parte daremo un occhiata a come realizzo le matite per i miei fumetti. Ovviamente questo è solo un resoconto su come lavoro io, e non ha la pretesa di spiegare come “si fanno” queste cose. Spero comunque che possiate trovare qualche spunto interessante da usare nel vostro lavoro.

1) Le matite digitali

Da un po’ di tempo non uso più una matita “reale” per preparare le tavole, ma lavoro direttamente in photoshop con la tavoletta grafica (che nel mio caso è una Wacom Intuos 3). Generalmente duplico il documento lavorando da un lato su di una versione “zoomata” dove posso curare meglio i particolari e tenendo l’altra per poter comunque vedere il lavoro nel suo complesso (e non perdermi troppo in suddetti dettagli).

all_divided

Lavorare direttamente in digitale offre diversi vantaggi: posso spostare, ingrandire, rimpicciolire e duplicare vignette o parti di esse. Inoltre posso già inserire il lettering e così avere più controllo sulla composizione e usare lo spazio in maniera più efficiente.

2) Il giusto pennello

In teoria si potrebbe disegnare con uno dei pennelli standard di PS usando un colore grigio. Personalmente mi piace avere un effetto più “analogico” per cui mi sono creato un pennello custom. Come punto di partenza ho usato uno dei pennelli campionati (con una struttura un po’ granulosa) presenti di default e ne ho modificato alcune proprietà.

finestra

Prima di tutto la dimensione del pennello non deve essere troppo grande, 3px generalmente vanno bene per una matita. Per avere un tratto più espressivo, ma anche più flessibile ho associato la pressione della penna alla dimensione del pennello e alla sua opacità. Mentre la dimensione varia solo del 10%, il settaggio dell’opacità è al 50%. Questo è importante perché così si può cominciare con delle linee molto chiare e man mano andare a definire il disegno con tratti più forti. Ho settato inoltre il pennello in modalità “brucia lineare” con 70% di opacità per avere un maggior effetto “scurimento” sulle linee sovrapposte.

Ovviamente qui è tutto molto soggettivo, la cosa migliore è sperimentare un po’ con i settaggi e vedere quali funzionano meglio. Ci sono anche molti pennelli scaricabili gratuitamente dal web, alcuni molto belli li trovate a questo link qui: creativemac.digitalmedianet.com

3) Stampare le matite

Sebbene io mi trovi molto bene a lavorare con la tavoletta in questa prima fase di lavoro, le chine continuo a farle in modo tradizionale, con un pennello vero, su carta. Per questo, una volta soddisfatto delle matite, mi stampo il tutto su l cartoncino dando al disegno un tono ciano al 100% (che rende la chinatura più semplice ed evita problemi in fase di scansione).

colori2Per prima cosa, controllo che il colore di sfondo sia il bianco e apro il pannello “canali” di PS. Qui seleziono tutti i canali tranne il ciano, con control + A (o command + A su Mac OS) estendo la selezione a tutto il documento, poi premo CANC per cancellare il contenuto dei canali selezionati.

channels2IMPORTANTE: se usate questa tecnica non cancellate i canali, ma solo il loro contenuto, il risultato dovrebbe essere più o meno questo (notate, le thumbnail dei canali sono completamente bianche):

cancelledA questo punto la mia tavola ha più o meno questo aspetto qui, e posso stamparla. Normalmente devo anche aggiustare in attimino il tono, schiarendo il tutto con il controllo livelli ,altrimenti  in stampa diventa troppo scuro, ma questo varia molto da stampante a stampante.

cianoPer oggi è tutto, a settimana prossima con la seconda parte del tutorial: chinare la tavola.

Cento storie cento parole. #037

gennaio 28th, 2010

A bonsai story di Aitan

bonsai

Dissi che ero stanco, esausto. Basta, dissi, non andrò a vivere mai né con te né con lei. Basta, dissi, ora seguirò un cammino che è soltanto mio. Adesso, adesso stesso, salirò in terrazza, sceglierò l’albero più nodoso e attaccherò il cappio al ramo più alto. Ma basta ora, ora basta, dissi, e gettai via la cornetta ridendo come un forsennato. Immediatamente, presi la corda dalla stanza delle scope e l’attaccai al ramo più alto dell’albero più nodoso. Mi fermai a guardare e continuai a ridere a crepapelle.

Che ne sapeva la poverina che sul mio terrazzo c’erano solo bonsai?

Note

Ultimamente faccio fatica a disegnare. Qualcosa in me si oppone. Credo di aver bisogno di una pausa… di riprendermi un po’. Nei tarocchi l’impiccato ha un significato complesso che ha molto a che fare con il cambiamento (positivo o negativo a seconda dei casi), probabilmente questa immagine l’ho scelta anche per questo.

Lazy Saturday Sketches #22

gennaio 23rd, 2010

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whenIgetold
kissme

Jazz Friday: dallo storyboard alla pagina

gennaio 22nd, 2010

Oggi Jazz Friday vi ritorna con un po’ di making of. Eccovi uno step-by-step di pagina 7 di Gietz!

storyboardStep 1: ogni pagina che disegno generalmente nasce come storyboard. Minuscolo e criptico. Questo mi serve principalmente a sistemare le vignette. Mi capita di disegnarli anche diverse volte fino a raggiungere un risultato che mi sembra accettabile.
matiteStep 2: le matite. Fino ad un po’ di tempo fa disegnavo ancora tutto in modo analogico con una matita vera. Ora preferisco fare tutto direttamente al computer con la tavoletta grafica. In questo modo sono più flessibile e posso spostare, copiare, incollare e correggere.

scan002Step 3: studiare le luci. Quando una pagina è un po’ più complessa mi stampo le matite e faccio qualche prova. Generalmente ci si mette di meno a fare quattro di queste che a richinare tutta una tavola.

chineStep 4: inchiostrare la pagina. Normalmente mi stampo le matite in ciano sul cartoncino da disegno, poi ripasso tutto con un Pentel Pocket Brush (farò prossimamente un tutorial a riguardo). Prima o poi troverò degli errori nella tavola e ridisegnerò alcune parti. Per questo la tavola chinata qui sopra è diversa dalle matite.

final

Step 5: scansionare, aggiungere un mezzotono in Phtotoshop e fare il lettering. Per Gietz! ho deciso di stampare con un inchiostro marrone al posto del solito nero. Il risultato finale dovrebbe essere più o meno questo.

Cento storie cento parole. #036

gennaio 21st, 2010

The Black Hole di Hannes Pasqualini

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In the beginnig it was just a medium sized black hole in the ground, some kind of well, they thought. Farmer Rossert and his younger son Eldebun had been looking at it for most of the afternoon trying to get a clue on its origins. At one point it started to become more two-dimensional, like a flat black disk sitting on the grass and spinning nervously on itself. Farmer Rossert picked up a small stone and threw it into the hole. He never should have done that.

note

Fin’ora avevo solo postato due storie mie, nell’episodio nr.1 di questa serie. Oggi non avevo voglia di lavorare su materiale altrui, per cui vi tocca leggervi questa.

Intervista su Qui Bolzano

gennaio 20th, 2010

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Intervista sul giornale cittadino Qui Bolzano, in cui do il meglio di me, in quanto a risposte idiote.

Lazy Saturday Sketches #21

gennaio 17th, 2010

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Jazz friday: le origini

gennaio 15th, 2010

Jazz Friday parla di musica, disegno e probabilmente del mio ultimo fumetto Gietz.

Jazz Friday è una volta alla settimana, in teoria sempre di venerdì

Jazz Friday sarà fatto anche di “making of”, dietro le quinte e tutorial

Jazz Friday è una cosa che volevo fare da un po’ di tempo…

e ora si inizia.

Gietz, le origini… oppure anche: perché ho accettato di fare questo progetto?

Primissimo schizzo del protagonista, Nico, fatto ormai tre anni fa

Primissimo schizzo del protagonista, Nico, fatto ormai tre anni fa

A volte me lo chiedo ancora. Perché, quando 3 anni fa Andrea Campanella mi chiese di disegnare questo fumetto, io ho accettato? In fondo ero stufo di fumetti storici, di storie di realtà, di documentario e documentazione. Round and Round mi aveva insegnato che quello non era il fumetto che volevo fare, non era lì che mi sentivo a casa. E allora perché disegnare Gietz?

La risposta è, che mi piacciono le sfide, e Gietz era una sfida bella grossa. Inoltre non era proprio un fumetto storico, l’ambientazione certo lo era, ma quasi tutte le vicende narrate hanno carattere finzionale. Insomma era un ibrido e ci poteva anche stare. La sfida per me era confrontarmi finalmente, dopo aver lavorato su molte storie brevi (fino ad un massimo di 33 tavole) con un progetto più lungo e complesso. Le 130 tavole di Gietz mi sembravano una buona palestra, e infatti lo sono state.

gietz dettaglio prima tavola

Sono molte le cose che ho imparato da questo lavoro. Prima di tutto ho allenato la mia tenacia, e ho imparato a continuare anche quando proprio non ce la facevo più, sono decisamente migliorato nella gestione e valutazione dei tempi e ho sviluppato innumerevoli trucchi con cui semplificarmi il lavoro (trucchetti di cui parlerò in uno dei prossimi post!)

Probabilmente per ora, questo sarà l’ultimo fumetto con uno stile così realistico. In futuro voglio concentrarmi sul mio stile più grottesco e deformato (con il quale mi trovo molto più a mio agio), però costringermi a disegnare in questo modo è stato un passaggio fondamentale.

Nico che suona Jazz

L’altro motivo per cui ho accettato di lavorare a questo progetto è sicuramente la combinazione fumetto-musica. Ho sempre trovato estremamente interessante questo accostamento, non solo per il fatto che, oltre ad essere un amante del fumetto, sono anche un amante della musica, ma perché questi due linguaggi, così distanti, quasi antitetici, si completano bene a vicenda.

Insomma… Gietz sarà sicuramente l’ultimo fumetto di questo tipo che farò per un bel po’ di tempo, ma sono molto contento di averlo fatto!